Mangeremo grilli, formiche e maggiolini?

 

Ostacoli e barriere al consumo di insetti

di Timothy Ceragioli
Allievo V Edizione Master Food Quality Management and Communication


Secondo i dati FAO, nel 2050 la popolazione sulla terra supererà i 10 miliardi e si avrà un’inevitabile necessità di aumentare le produzioni alimentari, senza gravare su una situazione ambientale già delicata.

Grazie all’elevata capacità di utilizzare le risorse ambientali e al valore nutrizionale paragonabile ai cibi convenzionali, gli insetti potrebbero costituire la miglior risposta alla sostenibilità ambientale delle produzioni alimentari. Ma siamo davvero sicuri e pronti a questa novità?

Insetti come cibo?

Il consumo di insetti è molto diffuso tra gli abitanti dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. Le specie più consumate sono i grilli, le locuste, le larve di coleotteri (ad esempio i maggiolini) e di lepidotteri (falene e farfalle), ma anche api, formiche, scarafaggi e cicale. Sono molti apprezzati, inoltre, animali che non fanno parte propriamente del gruppo degli insetti, ma che ad essi vengono generalmente associati, come ragni, scorpioni e centopiedi.

In Europa e nell’America Settentrionale, però, sono considerati un tabù alimentare. La ragione è soprattutto culturale. Come riportato da una ricerca dell’Università di Parma (1), infatti,  il gusto di questi animali non è completamente disprezzato dal consumatore italiano ma l’idea di mangiare insetti non risulta altrettanto gradita. Vero è che le abitudini alimentari nei paesi occidentali sono cambiate molto velocemente negli ultimi anni e alcuni alimenti esotici sono entrati a far parte della dieta di molte persone, come ad esempio il sushi o il kebab.

Seguendo questa logica alcune aziende hanno pensato di favorirne il consumo utilizzando formati più “familiari”, come ad esempio formulati di farine per la produzione di pasta o cracker. Italbugs, una start-up con sede in Italia, ha addirittura creato un panettone a base di farina di bachi da seta, il Panseta.

Ostacoli non solo culturali

Il limite culturale potrebbe, perciò, non essere una barriera insuperabile, ma la diffusione di questi alimenti è ad oggi bloccata dal punto di vista legislativo. Infatti, dal 1° gennaio 2018 è  entrato  in vigore un regolamento dell’Unione Europea che riconosce gli insetti  come  “novel food”, cioè  prodotti e sostanze alimentari per i quali non è dimostrabile  un  consumo  significativo  al  15  maggio 1997 all’interno dell’Unione Europea. Al momento, nessuna specie di insetto o suo derivato è autorizzata per tale impiego, ma taluni Stati  membri ne hanno ammessa la commercializzazione a livello nazionale in regime di tolleranza, come ad esempio l’Inghilterra.

In Italia, come si può leggere sul sito del Ministero della Salute, non è stata ammessa alcuna commercializzazione di insetti e pertanto meno che ma la diffusione degli stessi come alimenti o derivati che potrà essere consentita solo quando sarà rilasciata a livello europeo una specifica autorizzazione in applicazione del Regolamento (UE) 2015/2283. Superato l’ostacolo  legislativo, bisognerà sviluppare metodi di produzione e lavorazione su larga scala e per questo serviranno tempi lunghi e considerevoli investimenti.

Insetti, importante sfida imprenditoriale?

In conclusione, il consumo di insetti come alimento potrebbe costituire un’importante opportunità imprenditoriale. La ricerca di fonti alimentari a basso impatto è una delle più importanti sfide degli ultimi anni e l’entomofagia potrebbe essere una soluzione ottimale. Molte organizzazioni, tra cui la FAO, stanno infatti spingendo affinché anche i paesi occidentali adottino una legislazione più aperta verso questo tipo di consumo. Alcuni stanno portando avanti studi relativamente ai metodi di allevamento su larga scala sostenibili dal punto di vista economico, ambientale e igienico-sanitario.

Diverse imprese hanno accettato la sfida e si stanno muovendo verso questo mercato. Hanno visto la possibilità di diversificazione e innovazione in un settore molto competitivo come quello alimentare. La curiosità e l’interesse dei mercati sembrerebbero essere concreti, sia per il valore nutrizionale che per la sostenibilità ambientale ma certamente la strada è ancora lunga e soprattutto in salita. C’è il rischio che il tutto si esaurisca come una moda passeggera…

Riuscirà il consumo di insetti ad affermarsi come pratica abituale o rimarrà solo una cosa a cui pensare sorridendo?

 

(1) Sogari, Giovanni."Entomophagy and Italian consumers: an exploratory analysis." Progress in Nutrition 17.4 (2015): 311-316.